Dead Man
(Jim Jarmusch, 1995)
"Non sai cosa ho sognato stanotte".
"Cosa?".
E allora inizio a raccontare, ma a ogni parola, a ogni immagine, a ogni dettaglio mi rendo conto di quanto sia impossibile rendere anche soltanto un’infinitesima frazione di quanto è stato, perché non è solo ciò che è stato.
"Ti è piaciuto?"
"Un capolavoro".
"E cosa ti è piaciuto?"
Ecco tornare ancora una volta quel cosa. Me lo chiedo anch’io.
Un uomo morto, che scopriremo chiamarsi William Blake, omonimo di quel famoso pittore e poeta, siede sul vagone di un treno. Tiene stretta la sua valigia da contabile, guarda ora da questa ora da quella. Dorme, si sveglia, dorme, si risveglia, e ancora dorme e ancora una volta riapre gli occhi. Pare essere passata un'eternità. E noi, cullati da questo inanellarsi di dissolvenze, siamo svegli? Non importa: il treno continua a galoppare ruote su rotaie, il mondo esterno non esiste se non dietro a strette fessure. Le schitarrate distorte di Neil Young si fondono al macinare metallico del treno e al rumore del mare. Ma il mare non c'è.
Gli altri passeggeri, rintanati nelle loro pellicce, hanno sguardi cupi d'avvoltoi.
Un uomo che non sa leggere si avvicina col tono calmo e sicuro che hanno gli angeli:
"Non ti ricorda di quando eri in una barca? E che più tardi quella notte eri sdraiato guardando su al soffitto e l'acqua nella tua testa non era dissimile dal paesaggio...".
L'uomo che sa leggere ha l'aria spaesata, risponde alle domande.
L'angelo si scalda: "Questo non spiega perché sei venuto fino all'Inferno!".
"Mi è stato offerto un lavoro".
Dissolvenza.
Titoli di testa.
Il treno si ferma a Machine Town. Capolinea: l'ultimo avamposto del progresso. Le scarpe pulite affondano nel fango, nella merda, nel fresco piscio di cavallo. C'è chi sposta una bara appena assemblata, chi vende pellicce e chi se lo fa succhiare a bordo strada stringendo una rivoltella.
Dissolvenza.
C'è anche una donna a Machine Town. Una volta faceva la puttana e ora vende fiori di carta. Chi mai li compri non si sa. Dice che quando avrà abbastanza soldi li farà di stoffa o di seta e che metterà su ciascuno una goccia di profumo francese.
Dissolvenza.
L'uomo morto si risveglia, accanto a lui un Virgilio che va col nome di Nessuno. È un grosso indiano che parla in inglese, a voce alta, senza dire nulla. Non siamo più a Machine Town, del progresso non restano che due cavalli e una lettera d'ingaggio abbandonata alle rocce.
È ora di partire. Quanto dista il mare?
Il Maestro fa strada e il pellegrino lo segue ciondolante. Nel taschino ha una rosa bianca, macchiata di sangue.
Dissolvenza.
I cavalli trottano dolcemente, ci si ferma per dormire, per mangiare non serve. Solo Nessuno sa dove andare e il cavallo di William Blake lo segue. Intanto parla di rocce, di fulmini e fiamme, di un’aquila e di un corvo. Parla con parole d'indiano prese in prestito a un poeta inglese.
Dissolvenza.
Il poeta morto ha smesso di scrivere e ha imparato a impugnare il ferro dell'uomo bianco.
Gli zoccoli dei cavalli calpestano deserti di sabbia e di neve, di alberi secchi che versano parole, di grandi sequoie silenziose.
Anime appena tratteggiate appaiono solo per svanire. Nessuno sa cosa vuole. E tutti, tutti tranne William Blake, chiedono un po' di tabacco.
Dissolvenza.
Il poeta ha scritto i suoi ultimi versi, ora non resta che tornare. Sale su una barca senza vela e il riflusso della marea lo trascina verso il luogo dove il cielo e il mare si fondono senza segni di giuntura.
Lenta dissolvenza finale.
Esco dalla sala. Scendo le scale. Fumo una sigaretta. Parlo senza pensare. Infine dirigo i passi verso casa mentre tento di raccogliere quel che rimane di me, quel che ancora non si è dissolto.
Alessandro Callin
6 giugno 2026