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Fagioli di campagna e fagioli di città

Babfilm/Scene con fagioli
Ottó Foky, 1976

 

Se un’entità fuori dal nostro pianeta ci osservasse, sicuramente le sembreremmo tutti degli affannati fagioli. Otto anni dopo 2001 - Odissea nello spazio, il cortometraggio ungherese in stop motion del 1976 Scene con fagioli di Ottó Foky ci porta a bordo di una curiosa astronave a forma di gallinaceo metallico. Giunta in vista di un pianeta biscotto con una luna cornetto, la navicella si ferma a osservare la vita degli abitanti. Il suo occhio-binocolo, così simile a quello di HAL 9000, posa un primo sguardo su una metropoli caotica, con grattacieli fatti di cartoni di champagne e di Cinzano.

I fagioli di città si muovono convulsamente, ritrovandosi in una piazza circondata da piante (lana) e fontane (calici). Il frenetico tran-tran è rotto da un incidente: un passante viene investito da un'auto (una scatoletta di sardine) e perde sangue di colore verde. Accorrono l'ambulanza e un pubblico di legumi curiosi. In una sequenza successiva ci spostiamo fra i campi, dove delle lamette da barba mietono il grano. Di notte, fra i covoni, una coppia di fagioli di campagna trova riparo da sguardi indiscreti. In un'altra scena un ladro (pardon, un fagiolo) tenta di fuggire, ma viene colpito a suon di fiammiferi schioppettanti. C'è tempo anche per l'anima: nell'omelia domenicale il sacerdote minaccia i fagioli più peccaminosi evocando le fiamme infernali di una zuppa alla paprika. Delle proteste (forse a seguito di una morte sul lavoro) vengono brutalmente represse dal corpo di polizia con degli idranti (bottiglie di seltz).

L’utilizzo curioso e insolito degli oggetti è attrattivo e divertente quanto il gioco a “facciamo finta che”. Ma poi nasce una retro-lettura più profonda, quasi greve. Scene con fagioli può essere letto sia come una critica all’umanità e alla tendenza a trovare capri espiatori, sia all'incapacità umana di accettare il diverso. O ancora, come una denuncia al sistema di controllo dei regimi totalitari.

 

Francesca Sortino (Redazione HarpoLab)



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