Attraverso l'obiettivo (e quel che il cinema vi trovò)
L’obiettivo della cinepresa, o della macchina fotografica, è un’estensione dell’occhio di chi guarda. Ma, a differenza dello sguardo, registra tutto, anche dettagli a cui l’osservatore sul momento non avesse fatto caso. Non si tratta solo di un dato tecnico o della possibilità di immortalare - e dunque permettere di tornare a osservare - un soggetto: c’è una dimensione metaforica in tutto questo, c’è la potenzialità dell’arte di rivelare, di scoprire le verità nascoste, di aggiungere dettagli all’osservazione della realtà. È in questa dimensione metaforica che si muove questa rassegna di grandi classici, che ci spinge ancora una volta a sottolineare come il cinema ci permetta di vedere altro e di immergerci nello sguardo dell’altro. Se Dziga Vertov ne fa un manifesto politico - “Io, macchina, vi illustro il mondo come io solo posso vederlo” -, Hitchcock e Antonioni, con escamotage narrativi simili, mettono al centro dei propri film uno sguardo potenziato, rivelatorio, in grado di spingersi dove nessun altro sguardo può arrivare. Questo è quanto HarpoLab chiede alla propria azione: permettere agli spettatori di scoprire, o riscoprire, i grandi sguardi d’autore, perché attraverso i film la visione del mondo - e del passato, del presente, del futuro - sia più ampia, più dettagliata, arricchita da elementi che altrimenti non si sarebbero visti.
Sabato 07 novembre, ore 18.00 e 20.45
Chelovek s kino-apparatom/ L'uomo con la macchina da presa