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Il costo del bello

Ritratto della giovane in fiamme/Portrait de la jeune fille en feu
Céline Sciamma, 2019

 

Quasi tutti quelli a cui chiederete cosa hanno pensato di Ritratto della giovane in fiamme vi risponderanno che è un film bello. Lo dicono i critici, il pubblico e la giuria di Cannes. 

Ritratto della giovane in fiamme è un film bello: fotografia curatissima, attrici talentuose, scenari drammatici.

La storia narrata è delle più semplici e coinvolgenti che ci si possa aspettare: una pittrice incaricata di fare un dipinto di nascosto a una ragazza si innamorerà di colei che deve ritrarre. 

La pittrice Marianne è una tipa tosta, lo vediamo già nei primi minuti e poi quando si getta in acqua per salvare le sue tele.

La ragazza viene accolta fradicia da Sophie, la cameriera della casa. Appena è sola si spoglia completamente e fuma una pipa davanti al camino. Splendida immagine ma poco credibile in una fredda villa del 1700.

Marianne completamente a suo agio in quel nuovo contesto parla con la madre di Eloise. La signora le spiega che la figlia non vuole farsi ritrarre perché il quadro andrà al suo futuro sposo che vuole vederla prima di sancire le nozze.

Inizierà un periodo di osservazione fra le ragazze, le due impareranno a conoscersi in un gioco di silenzi e sguardi.  L’insegnante tosta ha trovato una persona determinata come lei.

La madre le lascia da sole per cinque giorni, nella casa rimangono le protagoniste e la giovane cameriera. Come in un The Dreamers - i sognatori (Bernardo Bertolucci, 2003) settecentesco, la cameriera assisterà alla nascita del grande amore fra le due.

Il film diventa ancora più “bello”: se già i loro volti erano come dipinti e i dettagli avevano sempre la luce giusta, adesso che abbiamo anche una storia d’amore si arriva all’apice.

Anche il coro a cappella delle donne del paese, riunite intorno a un falò serale, è perfetto come se fossero cantanti professioniste con l’audio nitido di un teatro.

Purtroppo però il “bello” ha un costo e in diverse scene caratterizzazione dei personaggi e trama vengono soggiogati dalle inquadrature. 

Ad esempio quando la giovane cameriera Sophie viene accompagnata ad abortire, le due sono distanti in quel momento così drammatico e lei stringe la mano di un piccolo bambino al suo fianco pur di avere conforto. Un’immagine molto evocativa dal punto di vista della fotografia ma cosa ci dice delle due protagoniste che nella scena successiva la costringono a posare fregandosene del suo stato di salute psicofisico?

Nel film ci sono molti riferimenti che strizzano l’occhio allo spettatore. Un film con diversi livelli di lettura che si scoprono con il passare del tempo e che ci può dar da pensare per molti giorni.
Per concludere, ho apprezzato Ritratto di una giovane in fiamme per i suoi silenzi contemplativi e i suoi messaggi nascosti.

Ma ho fatto decisamente fatica a percepire i sentimenti delle protagoniste e non sono riuscita a struggermi per il loro amore negato malgrado il bellissimo brano finale di Vivaldi e tutte quelle belle immagini.

 

Mila Costi (Redazione HarpoLab)



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