Il cinema italiano ha fatto scuola quando, in ginocchio dopo il ventennio fascista e la guerra, ha trovato un modo di fare film con il pochissimo che c’era, inventandosi il neorealismo. Da quel momento in poi è stato un fiorire di grandi autori e di produttori lungimiranti, capaci di affermarsi come punti di riferimento a livello planetario. Ma nel mese del Festival CinemaZERO vogliamo celebrare una storia minore, per certi versi bizzarra e un po’ nascosta (anche per un certo imbarazzo, durato anni) dalla critica e dalla storiografia nazionale: l’incredibile, quantitativamente impressionante, produzione di serie B, capace di definire dei sottogeneri nei generi, una sorta di riflesso a buon mercato del cinema mainstream. Prima della sua rivalutazione, dovuta all’intuizione di alcuni critici negli anni ‘90 e dall’amore incondizionato che le ha sempre dichiarato Tarantino, questa produzione è rimasta relegata a una stagione di sale minori prima e di canali televisivi e programmazioni notturne poi. Eppure, al netto del fatto che l’enorme quantità di film realizzati ne ha indebolito indiscutibilmente la qualità media, questo è un cinema fatto da straordinari artigiani del set, da maestranze capaci di inventare soluzioni fantasiose per aggirare le limitazioni di budget, da piccole gemme che hanno, a modo loro, insegnato un approccio diverso alla settima arte. Abbiamo scelto di rappresentare 4 sottogeneri, tra i più frequentati da questo tipo di produzioni: si comincia con l’horror, si passa poi al poliziottesco, allo spaghetti western e, in fine, alla commedia sexy. I titoli, i registi, gli attori simbolo, sarebbero moltissimi, ma ogni titolo della rassegna apre una piccola porta a una produzione sterminata e in larga parte dimenticata.