Nel 1985 i Righeria cantavano L’estate sta finendo, mentre qualche anno prima Bruno Martino intonava Odio l’estate, ricordando di baci perduti, amori passati e profumi svaniti. Perché sì, c’è qualcosa di irresistibilmente malinconico nella fine dell’estate o nell’estate stessa, che, potremmo dire, dal giorno in cui inizia comincia a finire.
A questa sua malinconia, l’estate aggiunge anche una dimensione metaforica, legata al passare delle stagioni (e quindi del tempo) e al lasciarsi alle spalle il caldo e il sole della giovinezza per andare verso la fase autunnale e invernale della vita (Sto diventando grande, lo sai che non mi va, dicevano i Righeira…).
In quattro film di periodi e provenienze diverse vediamo raccontate, in quattro modi differenti, queste estati che si concludono e suggeriscono che qualcosa è cambiato, nel bene o nel male. Si comincia con l’adolescenza, si guarda passare l’età adulta, si conclude con la vecchiaia: la costante è che qualcosa finisce e c’è un grande film a raccontarcelo.