Come celebrare i 100 anni dalla nascita di Marilyn dal momento che Marilyn, più di ogni altra icona cinematografica e pop, è legata a un’immagine eternamente giovane? E, d’altra parte, quale altra figura potrebbe incarnare, meglio di Marilyn, lo splendore e le ombre, e dunque tutta la contraddizione, di più di un secolo di cinema?
Raccontare – e rivedere – Marilyn Monroe sul grande schermo significa parlare di storia del cinema (di grande storia del cinema, visti i registi presenti nella rassegna), di storia americana, di cultura pop, di Hollywood, ma anche di immagine femminile, del lato oscuro della celebrità, di salute mentale.
Per questo la celebrazione di Marilyn Monroe avviene nell’ambito di una Ludovico Technique: sia per proporre quattro titoli strepitosi, che portano la commedia (per i primi tre titoli) e la tragedia (con The Misfits) ai massimi livelli, affidati per altro a tre assoluti maestri come Hawks, Wilder e Huston, sia per prendersi uno spazio di riflessione attraverso una “lezione” che, ripercorrendo spezzone dopo spezzone e film dopo film la folgorante carriera di Marilyn, provi quantomeno a suggerire i tantissimi temi legati che il suo nome e la sua immagine continuano a evocare.