Sentimental value
Joachim Trier, 2025
Sentimental value inizia con toni leggeri. La voce narrante calda e materna sembra raccontarci una bella favola. Descrive la casa dove si svolgerà la storia, ne illustra i dettagli e le dà una personalità, chiedendosi se all’abitazione piacesse sentirsi vissuta e disordinata, se soffrisse quando il pavimento veniva graffiato. La casa però sta sprofondando, come si nota dalle crepe sempre più larghe sui muri, così come la relazione tra i genitori delle protagoniste. Il padre se ne andrà lasciando la casa vuota e silenziosa malgrado ad abitarla vi siano ancora due bambine e la loro madre. Saranno gli unici 10 minuti su 133 dove le emozioni vengono esplicitate.
Nella sequenza successiva il tono cambia completamente. Ci troviamo catapultati in un’atmosfera densa e pesante. Vediamo Nora, la sorella maggiore, ora adulta e pronta per entrare in scena a teatro. Nora ha un attacco d’ansia prima dello spettacolo e mostra le sue insicurezze in un panico silenzioso. Quando sale sul palco, però, può finalmente prendere la parola ed esprimersi attraverso il personaggio. Sembra quasi più vera, quando recita.
La famiglia si riunisce al funerale della madre. Si ritrovano tutti nella casa della loro infanzia. Il padre, un famoso regista, propone a Nora di recitare nel suo nuovo film ma lei rifiuta. Il loro rapporto è malsano, c’è rabbia e risentimento, ma non per gravi motivi di abusi o grandi litigi ma, anzi, per silenzi ed emozioni non espresse, per affetto dato solo attraverso le performance artistiche. Lo percepisce anche Rachel, attrice assoldata per prendere la parte di Nora. Rachel è entusiasta del lavoro ma dopo qualche tempo andrà in crisi, anche lei risucchiata dall’egocentrismo del regista e usata per riparare dinamiche familiari.
Nella seconda metà della pellicola il focus si sposta su Agnes, la sorella minore. Agnes da piccola aveva Nora a prendersi cura di lei e anche per questo è diventata una persona molto diversa dalla sorella, più stabile e meno appariscente ma molto attenta agli altri. Attraverso i suoi occhi possiamo capire le radici profonde da cui derivano le dinamiche della famiglia.
Joachim Trier ha saputo descrivere con estrema delicatezza e realismo un nucleo familiare sgretolatosi negli anni. Lo fa dando importanza ai silenzi, alle mille sfaccettature della personalità, ai piccoli dettagli. Se riusciremo a stare sintonizzati sentimentalmente con i personaggi per le due ore e più della proiezione, ne usciremo forse estenuati dal ritmo lento ma anche più consapevoli dell’influenza delle emozioni su noi stessi e sugli altri.
Mila Costi
2 giugno 2026